Mondiale 2026, da Ancelotti a Cannavaro: alla scoperta degli allenatori della Coppa del Mondo

L’assenza dell’Italia ai Mondiali del 2026 pesa come un macigno sul calcio azzurro. Per la terza edizione consecutiva, infatti, la Nazionale non sarà presente alla fase finale della Coppa del Mondo: un vuoto difficile da accettare per un Paese che ha scritto pagine leggendarie nella storia del torneo. Eppure, anche senza gli Azzurri in campo, l’Italia sarà comunque rappresentata oltreoceano. Sulle panchine delle nazionali qualificate, infatti, ci saranno tre allenatori italiani pronti a vivere da protagonisti il Mondiale tra Stati Uniti, Canada e Messico: Carlo Ancelotti alla guida del Brasile, Vincenzo Montella sulla panchina della Turchia e Fabio Cannavaro, chiamato a scrivere la storia con l’Uzbekistan.

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Tre figure molto diverse tra loro, ma accomunate da un prestigio internazionale costruito in modi differenti. Ancelotti arriva al Mondiale con il peso della leggenda: vincitore seriale, uomo dei record in Champions League e unico tecnico capace di conquistare i cinque principali campionati europei. Montella, invece, ha saputo rilanciarsi lontano dall’Italia, diventando il volto della rinascita turca dopo anni complicati. Cannavaro, campione del mondo nel 2006 da capitano, proverà invece l’impresa romantica con una nazionale debuttante assoluta.

Gli italiani negli staff delle Nazionali ai Mondiali

Brasile

  • Carlo Ancelotti, allenatore
  • Francesco Mauri, vice allenatore
  • Davide Ancelotti, vice allenatore
  • Mino Fulco, preparatore atletico
  • Simone Montanaro, Capo Match Analyst

Uzbekistan

  • Fabio Cannavaro, allenatore
  • Francesco Troise, vice allenatore 
  • Paolo Cannavaro, vice allenatore
  • Antonio Chimenti, preparatore dei portieri
  • Eugenio Albarella, preparatore atletico

Turchia

  • Vincenzo Montella, allenatore
  • Davide Russo, vice allenatore
  • Pierpaolo Pollino, preparatore atletico 
  • Massimo Crivellaro, Match Analyst

Tutti gli italiani negli staff Mondiali

  • Gianni Vio, collaboratore tecnico degli Stati Uniti
  • Antonio Gagliardi, vice allenatore dell’Iran
  • Yuri Annecchiarico, fisioterapista della Francia
  • Mario Pafundi, fisioterapista della Norvegia
  • Guido Nanni, preparatore dei portieri dell’Algeria
  • Paolo Rongoni, preparatore fitness dell’Algeria

Mondiale 2026, alla scoperta degli allenatori

Gruppo A

Nel Gruppo A spicca l’esperienza infinita di Javier Aguirre, tornato per la terza volta alla guida del Messico. Il veterano messicano conosce perfettamente la pressione del Mondiale e proverà ancora una volta a trascinare il “Tri” oltre gli ottavi di finale, traguardo che aveva già raggiunto nelle edizioni del 2002 e del 2010. La sua carriera è il simbolo del calcio globale: Spagna, Emirati Arabi, Giappone, Egitto, passando per l’Atletico Madrid e il Maiorca.

Di tutt’altro profilo è invece Hong Myung-bo, autentica leggenda della Corea del Sud. Prima uomo simbolo in campo, poi guida tecnica rispettata, rappresenta il filo diretto tra la generazione che rese celebre il calcio coreano e quella attuale. Dopo aver vinto in patria con l’Ulsan Hyundai, è tornato a guidare la nazionale con l’obiettivo di consolidare la crescita del movimento asiatico.

La Repubblica Ceca si affida all’esperienza di Miroslav Koubek, tecnico di lungo corso che a 74 anni ha riportato i cechi al Mondiale dopo vent’anni di assenza. Un ritorno inatteso e costruito soprattutto sulla solidità mentale.

Completa il girone il Sudafrica di Hugo Broos, allenatore belga dal curriculum africano lunghissimo. Dopo aver conquistato la Coppa d’Africa con il Camerun, ha riportato i “Bafana Bafana” al Mondiale dopo sedici anni, confermandosi uno dei tecnici europei più influenti nel continente africano.

Gruppo B

Il Canada padrone di casa riparte da Jesse Marsch, primo allenatore statunitense della storia della nazionale canadese. Ex uomo Red Bull, ha costruito la sua reputazione tra pressing aggressivo e calcio verticale, lasciando il segno soprattutto al Salisburgo.

C’è poi la Bosnia di Sergej Barbarez, nome che gli italiani ricordano amaramente per il playoff che ha condannato gli Azzurri all’ennesima eliminazione. Ex bomber dell’Amburgo, ha riportato il Paese al Mondiale pur essendo alla sua prima vera esperienza in panchina.

Il Qatar ha scelto il profilo internazionale di Julen Lopetegui, tecnico dal passato prestigioso tra Siviglia, Real Madrid e nazionale spagnola. Per lui il Mondiale rappresenta anche una sorta di rivincita personale dopo l’esonero traumatico del 2018 alla vigilia della Coppa del Mondo in Russia.

Chiude il girone la Svizzera di Murat Yakin, altro nome ben noto ai tifosi italiani. Prima la qualificazione mondiale strappata agli Azzurri, poi l’eliminazione a Euro 2024: il tecnico svizzero è diventato quasi una “bestia nera” del nostro calcio.

Gruppo C

Qui domina inevitabilmente la figura di Carlo Ancelotti. Il Brasile ha deciso di affidarsi a uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio mondiale per tornare sul tetto del mondo. “Carletto” rappresenta l’eleganza gestionale, la calma nei momenti decisivi e una capacità unica di parlare ai campioni. Dopo aver conquistato tutto nei club, il Mondiale è l’ultima grande sfida della sua carriera.

Accanto a lui ci saranno il giovane e ambizioso Mohamed Ouahbi, promosso sulla panchina del Marocco dopo il trionfo mondiale Under 20, il francese Sebastien Migné, autore della storica qualificazione di Haiti, e lo scozzese Steve Clarke, che ha riportato la Scozia al Mondiale dopo quasi trent’anni.

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Gruppo D

Gli Stati Uniti padroni di casa si affidano al carisma di Mauricio Pochettino, allenatore argentino che dopo Tottenham, PSG e Chelsea ha scelto la sfida americana. Per lui il Mondiale casalingo sarà un banco di prova enorme.

Il Paraguay punta invece sulla concretezza di Gustavo Alfaro, specialista nelle ricostruzioni sudamericane, mentre l’Australia ha scelto un simbolo nazionale come Tony Popovic, ex difensore dei “Socceroos”.

Poi c’è Vincenzo Montella, uno degli italiani protagonisti del torneo. Dopo anni vissuti tra Serie A (Roma, Catania, Fiorentina, Milan) e Turchia, “l’Aeroplanino” ha riportato i turchi al Mondiale dopo ventiquattro anni di assenza. La sua squadra gioca un calcio offensivo e moderno, costruito attorno a giovani talenti e grande intensità.

Gruppo E

La Germania riparte dal genio precoce di Julian Nagelsmann, uno degli allenatori più innovativi della sua generazione. A soli 38 anni guida una nazionale che vuole tornare dominante dopo anni difficili.

Fa quasi tenerezza la storia di Dick Advocaat, richiamato dal Curaçao a 78 anni per guidare una delle favole del torneo. Il suo ritorno all’ultimo momento aggiunge fascino a una carriera sterminata.

La Costa d’Avorio si presenta con Emerse Faé, protagonista della clamorosa vittoria in Coppa d’Africa da subentrato, mentre l’Ecuador punta sull’argentino Sebastian Beccacece, allievo storico di Jorge Sampaoli.

Gruppo F

L’Olanda di Ronald Koeman continua il proprio percorso con uno dei simboli assoluti del calcio orange. Leader in campo e allenatore carismatico, Koeman cerca finalmente il grande acuto mondiale.

Il Giappone si affida ancora a Hajime Moriyasu, tecnico che in Qatar impressionò il mondo battendo Germania e Spagna. La sua nazionale è ormai stabilmente tra le realtà più organizzate del calcio internazionale.

Curiosa la storia di Graham Potter, inglese diventato quasi “svedese” calcisticamente, mentre la Tunisia punta sull’esperienza europea di Sabri Lamouchi, ex centrocampista passato anche dalla Serie A.

Gruppo G

Il Belgio ha scelto Rudi Garcia, altro volto conosciuto in Italia. Dopo Roma e Napoli, il francese ha ricevuto la missione di rilanciare la generazione dei “Diavoli Rossi”.

L’Egitto si identifica completamente in Hossam Hassan, leggenda vivente del calcio africano, mentre l’Iran continua il proprio percorso con l’esperto Amir Ghalenoei.

La Nuova Zelanda, invece, rappresenta una delle storie più romantiche grazie a Darren Bazeley, inglese naturalizzato neozelandese che ha riportato gli “All Whites” al Mondiale.

Gruppo H

La Spagna si presenta con uno degli allenatori più vincenti a livello giovanile: Luis De La Fuente. Dopo aver conquistato Europei e Nations League, vuole imporsi anche su scala mondiale.

Capo Verde sogna con Bubista, autore di una qualificazione storica, mentre l’Arabia Saudita ha cambiato guida all’ultimo affidandosi al greco Giorgos Donis.

Poi c’è il fascino eterno di Marcelo Bielsa, il “Loco”, maestro di tanti allenatori moderni. L’Uruguay gioca con la sua identità feroce, intensa e verticale.

Gruppo I

Per Didier Deschamps sarà l’ultimo Mondiale sulla panchina della Francia. Campione del mondo sia da giocatore che da allenatore, ha segnato un’epoca nei Bleus.

Il Senegal si affida a Pape Thiaw, l’Iraq all’esperienza di Graham Arnold, mentre la Norvegia punta su Stale Solbakken, l’uomo che ha riportato Haaland e compagni alla Coppa del Mondo dopo quasi trent’anni.

Gruppo J

L’Argentina campione del mondo riparte da Lionel Scaloni, l’artefice della rinascita albiceleste. Giovane, pragmatico e amatissimo dal gruppo, ha già conquistato Mondiale e Copa America.

L’Algeria punta sull’ex laziale Vladimir Petkovic, mentre l’Austria di Ralf Rangnick rappresenta una delle realtà tatticamente più interessanti del torneo grazie al pressing feroce ispirato al gegenpressing tedesco. Storica anche la qualificazione della Giordania di Jamal Sellami, altra autentica sorpresa del torneo.

Gruppo K

Il Portogallo si affida a Roberto Martinez, chiamato a gestire probabilmente l’ultimo Mondiale di Cristiano Ronaldo. Dopo il Belgio, lo spagnolo cerca il salto definitivo.

La Repubblica Democratica del Congo ha ritrovato il Mondiale grazie al francese Sebastien Desabre, mentre l’Uzbekistan vivrà la sua prima partecipazione con Fabio Cannavaro. Per l’ex capitano dell’Italia campione del mondo 2006 sarà un’avventura speciale: da simbolo del trionfo azzurro a guida tecnica di una nazionale emergente. Chiude il girone la Colombia di Nestor Lorenzo, argentino che ha costruito una squadra solida e competitiva.

Gruppo L

L’Inghilterra riparte dal tedesco Thomas Tuchel, primo grande allenatore straniero dei “Tre Leoni” dai tempi di Capello. Vincente, ossessivo e tatticamente sofisticato, avrà addosso tutta la pressione del calcio inglese.

La Croazia continua invece il suo percorso con l’eterno Zlatko Dalic, capace di portare i croati a una finale mondiale e a un terzo posto nelle ultime due edizioni.

Il Ghana ha scelto l’esperienza sterminata di Carlos Queiroz, al quinto Mondiale consecutivo da Ct, mentre Panama si affida allo spagnolo-danese Thomas Christiansen, autore di un’altra qualificazione storica.

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